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Siamo arrivati a Mattia Giurelli passando per Porchiano.

Abbiamo notato tra gli alberi e la Casetta nel bosco sottostante le case il masso erratico sormontato dalla A cerchiata, con la bella epigrafe che recita: “ho combattuto per la libertà e la giustizia/ho conservato la speranza e il sorriso/le offro a voi nel nostro comune giardino”.

Poi sono rimbalzate alle orecchie le belle parole di quanti - erano gli anni ’70, anni pieni di giovani e di ideali - gli furono compagni negli ultimi dieci anni di vita, trascorsi a battagliare nel nome di una “nuova cultura”.

Il nome di Mattia vuole dire qualcosa da queste parti. Lui era l’uomo del “collettare”. Della solidarietà operaia e della festa comunitaria. Era il giovane che aveva traversato l’Atlantico e, dopo aver “fatto” l’America, si proponeva di rifare anche le contrade dell’Amerino.

Libertà e giustizia erano le sue parole-chiavi. Ora che le abbiamo ritrovate e storicizzate, con l’aiuto di tanti, studiosi di cose storiche e compagni di memoria, proprio non ci andava di rimetterle in un cassetto.

Siamo, ecco, dove stiamo: nel crogiuolo del presente.

 

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