Ritornando a Mattia: il progetto di ricerca storica PDF Stampa E-mail

“Mattia Giurelli e l’emigrazione negli Stati Uniti d’America” è l’oggetto storiografico entro cui si muove questa ricerca.

Il primo obiettivo della ricerca sarà quello di descrivere il contesto gestorico che fece da sfondo all’infanzia di Mattia, sino a quando se ne andrà adolescente negli Stati Uniti. L’Amerino che Mattia lascia nel 1913 è un territorio attraversato da una grande febbre migratoria. Nel decennio compreso tra il 1901 e il 1911 Amelia aveva già fatto registrare, per questo motivo, un calo demografico di tre punti percentuali. Il 1913 rappresenta poi, per l’intera l’Umbria, l’annata di maggiore intensità migratoria.

Fonte documentaria primaria saranno i depositi archivistici del comune di Amelia, del quale ad un primo carotaggio promette grande ricchezza; quindi nell’Archivio di stato di Terni e presso la sede Istat di Roma (per i censimenti in materia di emigrazione). L’ISUC di Perugia metterà a disposizione i propri fondi bibliografici.

Non meno significativo, nel merito dei titoli rinvenuti fortemente correlati a quel periodo storico, sono i depositi librari appartenenti a Mattia si qui rinvenuti: il primo, del tutto fortunosamente, nel gennaio 2007 presso i locali della ex Casa del Popolo di Porchiano; il secondo, non ordinato, conservato presso la biblioteca municipale di Terni.

Quanto alla destinazione. Sono gli anni nei quali, nonostante la tradizionale propensione regionale a dirigersi in Europa, si manifesta una “preferenza” americana, dove la preminenza va agli Stati Uniti. Mattia, in effetti, segue una filiera migratoria preesistente. Dopo essere sbarcato a New York, si dirige a Pittsburgh, nella Pennsylvania delle miniere e delle acciaierie. Ma dopo la guerra andrà nello stato accanto, a Paterson, la città che ha fatto la storia della seta negli Stati Uniti. Qui partecipa in prima persona alle lotte di uno storico sindacato come gli Industrial Workers of the World (IWW), il sindacato classista animato dagli emigranti che arriverà ad essere piegato solo ricorrendo ad una repressione anche poliziesca brutale. Gli anni ’20 e ’30 sono comunque quelli, per Mattia Giurelli, di una continua mobilitazione democratica. I nomi più noti che rimbalzano sono quelli di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti (innocenti, verranno condannati alla pena capitale solo perché anarchici). Ma insieme ai compagni di tutti i giorni, avrà modo di incontrare e sostenere – nell’ambito del lavoro sociale svolto nei Club cittadini - esiliati come Alberto Cianca e Aldo Garosci, muovendosi di preferenza in uno spazio politico-culturale che stava tra l’anarchia e il repubblicanesimo anticlericale.

Le fonti documentarie per questo periodo, mancando al momento la possibilità di recarsi negli Stati Uniti, faranno aggio sulle carte personali del protagonista (rinvenute grazie agli amici di Mattia insieme alla sua valigetta da viaggio) e sulla notevole mole di studi bibliografici dedicati al movimento sindacale USA tra le due guerre. Altri fondi documentari significativi sono rintracciabili presso gli archivi specialistici, dedicati agli Stati Uniti, presenti in Italia (a cominciare da quello di Firenze).

Cenno particolare va ad una fonte eccezionale, per genere e qualità: si tratta di un deposito di filmati originali, girati presso il Dover Club di Paterson tra il 1939 e il 1941.

Il periodo successivo alla seconda guerra mondiale è probabilmente quello che, al momento, rimane se non proprio oscuro, poco connotato. Sappiamo di un Mattia che diventa imprenditore: ne abbiamo alcune fotografie, qualche libro e diversi aneddoti. Sappiamo peraltro, per il deposito rinvenuto presso la Casa del Popolo, di un Mattia che negli anni ’50 e ’60 continuerà a collezionare riviste di ispirazione libertaria e repubblicana. Va comunque segnalata l’esistenza di materiale filmico relativo a Porchiano girato personalmente da Mattia nel ’54, in occasione del suo primo rientro (con la seconda moglie) in Italia.

Per quanto riguarda l’ultimo periodo di vita, coincidente con il ritorno, abbiamo a disposizione un ricco deposito testimoniale. Si tratta, come per ogni fonte orale, di una fonte che non preesiste ma va “provocata” a partire da una specifica interazione dialogica. Ciò che costituisce per la presente ricerca storica una risorsa estremamente significativa ai fini di fissare, insieme alla biografia storica di Mattia, i caratteri della sua rappresentazione collettiva. Non meno importanti, in tal senso, sono le registrazioni conservate presso l’archivio personale di Sandro Romildo: dall’unica intervista sin qui rinvenuta fatta a Mattia alle commemorazioni pubbliche che lo hanno rammemorato dopo la morte (tra queste, un notevolissimo discorso di Luciano Lama, non ancora sindaco di Amelia). A fianco delle fonti orali, ve n’è una filmica ugualmente inedita: si tratta di una parte del materiale girato da Paolo Boccio al momento dei funerali solenni di Mattia.

 

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